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CHI CONTROLLA LE CALDAIE DOMESTICHE?

Comuni e Province chiamati in causa sulle verifiche

La manutenzione della caldaia è una questione di efficienza energetica, di riduzione dell'inquinamento ambientale, ma soprattutto di sicurezza, e protegge dai rischi che possono derivare dal suo malfunzionamento. Attraverso un controllo periodico si evitano le fughe di gas, responsabili di scoppi ed intossicazioni, si tengono sotto controllo i fumi di combustione provenienti dalle caldaie a camera aperta e si scongiura l'eventualità che si verifichiono corto circuiti.

La corretta revisione dell'impianto è diventata così un obbligo di legge per tutte le caldaie a gas utilizzate per il riscaldamento degli ambienti, a prescindere dal fatto che producano o meno acqua calda sanitaria. Al contrario, ogni altro apparecchio di riscaldamento che diffonde direttamente calore ma non alimenta un impianto non è soggetto ai controlli. Responsabile della manutenzione è sempre chi abita nell'unità immobiliare dotata di impianto termico individuale (o comunque il proprietario) in quanto la legge stabilisce che sia chi usufruisce di tale impianto a doversi preoccupare del suo buon funzionamento. Nel caso di sistema centralizzato in un condominio è l'amministratore a dover incaricare una ditta per la manutenzione.
La manutenzione ordinaria prevede una serie di controlli, effettuati dal tecnico, che vanno dalla prova di tenuta dell'impianto a gas, al controllo dei dispositivi di sicurezza e della ventilazione del locale in cui è posizionata la caldaia, dal controllo dello scarico di fumi alla regolazione della portata termica con controllo della combustione. Viene inoltre verificata la funzionalità della caldaia, se ne controlla la regolarità di accensione, si provvede alla pulizia del bruciatore e dello scambiatore lato fumi, si supervisionano i dispositivi di sicurezza relativi all'acqua, oltre allo scambiatore e alla pompa. Se emergono difetti si può facilmente intervenire con la sostituzione dei componenti responsabili del cattivo funzionamento.
Il secondo tipo di manutenzione interessa la verifica di rendimento ed emissioni della caldaia che permette di valutare l'utilizzo del combustibile, i consumi e la percentuale di sostanze inquinanti emesse. Nel caso in cui la caldaia consumi troppo non ci sono interventi per correggere il malfunzionamento, non resta quindi che la sostituzione dell'impianto.
In questo ambito ci sono però delle novità, introdotte dal decreto legislativo 192/2005, che modificano la normativa precedente. Le variazioni riguardano la frequenza con cui effettuare le revisioni di caldaie di potenza inferiore a 35 kW, quelle comunemente installate per uso domestico: se prima del decreto la manutenzione ordinaria andava fatta ogni anno e il controllo del rendimento ogni due, oggi questi controlli avranno scadenza quadriennale per le caldaie nuove (meno di otto anni dall'installazione) e biennale per quelle più vecchie; un piccolo risparmio per le famiglie.
Non cambia nulla invece per il libretto, documento di riconoscimento dell'impianto la cui nuova versione è stata introdotta nel 2003. Il libretto nasce con la caldaia e rimane sempre con essa, al di là dell'avvicendarsi degli inquilini; compilato dall'installatore al momento del primo avviamento, deve essere aggiornato ad ogni manutenzione riportando gli interventi effettuati.
Fermo restando che la manutenzione della caldaia è fondamentale per garantire la sicurezza in casa ed è quindi nel proprio interesse che venga effettuata, esistono degli strumenti di controllo per verificare che gli impianti siano effettivamente a norma: province e comuni sono infatti tenuti a richiedere autocertificazioni dell'avvenuta revisione sulle quali fare verifiche a campione. Per chi risultasse inadempiente sono previste multe salate.
(Fonte: www.corriere casa.com)