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Piano rifiuti, le aziende toscane si fanno avanti

Le aziende toscane dei servizi ambientali avanzano una proposta per la gestione dei rifiuti in regione: il piano presentato oggi in un convegno da Confservizi Cispel Toscana prevede per il 2030 di riciclare il 65% dei rifiuti urbani, avviando il 22% al recupero di energia (22%), e contenendo al minimo il ricorso alla discarica. La proposta, sviluppata da Cispel insieme al dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze, prevede un investimento di un miliardo di euro in 10 anni per nuovi impianti come digestori anaerobici, centri di riciclo, fabbriche di materia.
«Chiediamo a tutti di fare la propria parte, dalle imprese che producono beni ed oggetti destinati a diventare rifiuti, alle aziende che riciclano», ha affermato Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel, secondo cui «occorre finanziare gli impianti di riciclo anche con i nuovi Fondi Strutturali Europei 2021-27, che dedicano molta attenzione all’economia circolare e alle sue infrastrutture. Occorre un quadro legale chiaro sia a livello nazionale che regionale, e decisioni di pianificazione e localizzazione di impianti».

«Nei prossimi anni saranno moltissime le aziende toscane che investiranno in un ciclo virtuoso di economia circolare», ha ricordato Alessio Ranaldo, presidente di Confindustria Toscana, evidenziando come sia importante «individuare efficaci politiche pubbliche di lungo periodo, superando le incertezze normative e dotando il territorio di una adeguata impiantistica per aumentare il riciclo, ma anche per quei rifiuti che non sono riutilizzabili o riciclabili». Sui rifiuti speciali, ha osservato Ranaldo, «a differenza degli urbani sono affidati alle regole del mercato, ma va superata a livello organizzativo e gestionale una rigida contrapposizione tra pubblico e privato; vanno al contrario ricercate, ove possibile, soluzioni sinergiche che sappiano garantire, sia per gli urbani che per gli speciali, la chiusura delle filiere, con indubbi vantaggi economici e ambientali».

Rimane però una criticità, secondo Cispel, per quanto riguarda il recupero di energia: con un fabbisogno previsto in crescita, e a fronte della prossima chiusura deli impianti di Montale e Livorno, il termovalorizzatore di Case Passerini non è mai nato; l’impianto di Scarlino è stato bloccato dal Consiglio di Stato, e le prospettive del pirogassificatore di Kme a Fornaci di Barga sono nebulose.

 

[fonte: https://toscana24.ilsole24ore.com]